Una lunga estate italiana e la nascita del Conte bis

Tra la crisi di governo e la crisi di fine estate.

Per molti l’estate del 2019 è già un ricordo, eppure quello che è successo nelle scorse settimane continuerà ad avere un certo peso a livello politico per molto tempo.

Era il 7 agosto quando, dopo la bocciatura in Senato della mozione del M5s sulla Tav, si è aperta quella che da qualcuno è stata definita la crisi di governo più psichedelica di sempre.

Quello che è successo nei giorni seguenti è ormai cosa nota, eppure durante tutto questo periodo particolarmente vivace ho notato diverse cose che, allo stato attuale della situazione, non possono non essere sottolineate.

Matteo Salvini, l’ormai ex-ministro dell’Interno, è passato dall’essere carnefice a vittima sacrificale sull’altare del nazional-sovranismo.
Se è vero che è stato lui a scatenare il collasso del governo Conte I, ancora poco note sono le effettive ragioni che lo hanno indotto in questo suicidio da lui, a mio parere, non preso inizialmente in considerazione. Già, perché a crisi di governo iniziata sembrava che tutto facesse presagire ad un immediato ritorno alle urne: la Lega, forte dei sondaggi elettorali che la davano come il partito con il trend in crescita maggiore, ha optato per chiudere con l’alleato di governo e tentare una strada in solitaria, magari accaparrandosi tutto l’elettorato di centro-destra e non avere nessun interlocutore con cui dover stare al governo. Errore di valutazione? Sicuramente l’errore che è stato fatto è stato quello di aver sottovalutato le procedure costituzionali e le dinamiche parlamentari.

Da sinistra Di Maio, Conte e Salvini © Antonio Masiello/Getty Images

Non è bastato, infatti, asserire a gran voce la distanza ideologica e programmatica tra il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico, consumatasi in questi anni, a fermare la nascita del c.d. Governo giallo-rosso: la cosa veramente impensabile, fino a qualche mese fa, era il fatto che la vicinanza tra le due forze politiche sopracitate potesse essere favorita proprio dalla mossa azzardata compiuta dalla Lega nelle scorse settimane.
A dirla così sembrerebbe una barzelletta, a tratti anche fantascientifica, eppure in Italia è quello che è successo.

Colmate (si fa per dire) le distanze tra i due partiti da oggi al governo, si profila una fase tutta nuova per l’Italia.
L’unico minimo comune denominatore di questa fase e di quella che sembra essersi appena conclusa è il ruolo che il MoVimento 5 Stelle ha all’interno dell’esecutivo italiano: dopo essersi trovato al governo con un “contratto” dalle linee completamente diverse da quelle attuali, saprà quest’ultimo essere promotore di un nuovo periodo prettamente improntato su basi politiche progressiste ed europeiste?
Da buona tifosa giallorossa, me lo auguro vivamente.

Giuseppe Conte e i rappresentanti delle delegazioni del MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali.

Ovviamente la squadra delineata solo nella giornata di ieri, al termine di faticose trattative tra i due azionisti di maggioranza del governo, non è perfetta, ma credo che sia una buona scelta di compromesso che deve essere giudicata nel merito delle azioni che si prenderanno e nel confronto con l’appena archiviato Conte I.
Con questo non voglio dire che sia felicissima di alcuni ministri che oggi giureranno davanti al Capo dello Stato (uno su tutti Luigi Di Maio alla Farnesina), ma credo che sia bene ricordare che il frutto di un compromesso è spesso questo. Non si può avere tutto, non si può cedere tutto.

Con l’ultima esperienza, infatti, mi sento in dovere di dire che per la maggior parte degli aspetti si sia formato un governo che possa effettivamente rispondere in maniera adeguata alle problematiche del nostro Paese, al netto di slogan, campagne elettorali e incitazioni all’odio che in questo anno appena trascorso sono stati una costante.
È proprio in questo che spero si noti la vera discontinuità con il passato.

Eppur vero è che la strada è tutta in salita, ma ho sempre sostenuto che i punti di incontro tra il M5S e il PD fossero molti e che bisognava avere coraggio per cercare di stabilire una “connessione” tra le due forze politiche al fine di trovare una sintesi che avesse al suo interno temi di importanza fondamentale per entrambi, come ad esempio Europa, giustizia sociale, equa redistribuzione delle risorse, questione ambientale, sviluppo e globalizzazione sostenibile.

Pierluigi Bersani nel marzo del 2013, aveva già capito le potenzialità di questo confronto, ma all’epoca, non c’era la maturità del MoVimento a volersi impegnare per il bene del Paese.

Questo percorso comune è un test per entrambe le forze politiche che dovranno saper essere all’altezza del compito, pena il ritorno sulle scene governative della peggiore destra che si sia mai vista nel nostro Paese e la conseguente perdita di credibilità delle proposte politiche di entrambi.

Un altro aspetto che vorrei sottolineare è la crescita che ha avuto Giuseppe Conte durante questo breve lasso temporale, ma che a livello politico sembra essere un’era geologica. Da semplice notaio, alla mercé dei due vicepremier scorsi, Salvini e Di Maio, si è ritagliato una personalità diversa che è emersa nel suo discorso alla “J’accuse” tenuto al Senato del 20 agosto scorso. Per lui, terminata l’esperienza di governo con la Lega, si profila un nuovo perimetro in cui, anche culturalmente, Conte dovrebbe trovarsi già più a suo agio perché vanno a collimare delle sensibilità a lui molto più vicine.

Il suo sarà sicuramente il ruolo più difficile, ma auguro a questo Paese e a tutti noi cittadini, un governo che sappia parlare a tutto il tessuto sociale senza scatenare rabbia e rancore.
Credo che siano queste le basi per costruire quella stabilità economica tanto invocata da tutte le istituzioni, interne ed internazionali, in modo da avere più innovazione, più crescita e una prospettiva migliore di vita per chi in Italia vorrebbe continuare ad investire, umanamente ed economicamente parlando.

Auguri, governo Conte II!

La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma.

Yutang Lin

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